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Postato alle 20:34 di martedì, 22 settembre 2009

come ieri...

Il lavoro è quello che è.
La linea,  se mai ne avessi vantata una, sta andando a farsi benedire.
Pupetta cresce velocemente e mi fa sentire vecchia (non riesco mica a starle dietro quando gattona per casa!!!), Le amicizie latitano.
L'estate è finita.

Ecco cosa c'è.

Ho addosso un po' di insoddisfazione, anzi, non la definirei così, è più noia.
So che aspettare che accada qualcosa di impattante sulla mia routine è inutile eppure lo faccio.
Vince la pigrizia. Il blog ne è un esempio.
Langue, come me.
Languiscono i pensieri, languiscono i propositi...
Mi sento molto come Bridget Jones, quando sul suo diario appuntava il risultato dei buoni propositi...deprimenti.

Potrei dimenticare gli obiettivi, personalissimi e molto femminili, che avrei voluto raggiungere entro l'estate e, fingendo una improvvisa amnesia, riappuntarli come "vergini" propositi da concludere entro l'inverno.
Primo fra tutti mangiare sano e perdere qualche chilo.
Analizziamo il problema

Gli ostacoli tra me e una dieta:

1) un pasto su due lo consumo a lavoro 
E  di solito consta di
a-panino mangiato davanti al pc
b- pasto scelto alla mensa
Il panino davanti al pc ha il vantaggio di essere "poco", ma l'enorme svantaggio di lasciare il mio bel culone appoggiato su una seggiola ininterrottamente (o quasi) per 9 ore  - 10 se ci aggiungo il viaggio andata-ritorno in automobile.
Il pasto alla mensa...se solo il cuoco fosse meno gentile da regalarci prelibatezze sarebbe tutto più semplice. Potrei anche resistere alle leccornie che ci propone, ma dopo 4 giorni di riso o pasta in bianco o prosciutto crudo/prosciutto cotto/bresaola...gasp...il mio umore è andato a farsi benedire.
Altro punto a svantaggio della mensa è che mi ritrovo allo stesso tavolo una collega che già mi è dura sopportare durante le ore lavorative...rovinarmi anche il pasto? no no

2) mi piace cucinare...automaticamente è come dichiarare che "me piace a magna' "

3) non vivo sola; io potrei anche soffrire la fame a cena, ma Davi? E Pupetta? adesso per di più la cucciola mangia quel che mangiamo noi (o come direbbe Davide, siamo noi che mangiamo quello che mangia lei )

4) sono stanca.
Non tanto fisicamente quanto mentalmente.
Quell'ufficio mi logora.
Mi sento in gabbia,  costretta a convivere con gente non gradita.
E mi stanca dover misurare le parole, utilizzare messenger per parlare con le uniche due che posso definire colleghe - G e D e per fortuna che ci sono anche loro!!!- pur avendole a 3 metri da me.
Mi stanca non poter parlare di nulla perchè Sissi (la principessa sul pisello) e Pussy (la figa di sta cippa) sono li come radar a farsi i cazzacci miei, che siano cose personali o di lavoro non importa. Perchè io come G e D, sono  nuova di questo lavoro...loro sono li da 15 anni e si' che sono brave e giù a scambiarsi occhiate complici e a deridere chi di noi 3 altre sbaglia.
Mi stanca sentire il resoconto di G alla sera, mi telefona quando esce dall'ufficio perchè ogni sera c'è uno sviluppo -  negativo  - delle attivitè intraprese durante il giorno, sulle cattiverie profuse alle mie spalle quando vado in bagno, quando vado via alle 17. Come sono stufa di sentire le cattiverie su G e D quando loro non ci sono.
E poi...questo benedetto open space!!! Ma non si può avere un muro di cartongesso? Mi viene il vomito al pensiero di rivederle domani mattina...
Chi legge questo blog penserà che sia io quella sbagliata...che sto sempre a lamentarmi dei colleghi...
be' finora ho avuto a che fare con fancazzisti e "sboroni" qualche leccaculo...una collega frustrata ed invidiosa...mi sembra una normale fauna da ambiente lavorativo.
La cattiveria, gratuita, non la conoscevo ancora. 
Su tutti, indiscriminatamente.
Buoni e cattivi, belli e brutti, capaci e non, capi e mica capi...persino sulle signore delle pulizie!! 
Tanto per dirne una: Pussy afferma che la signora delle pulizie le rovista nel cassetto e prima di andare via alla sera, mette le penne e i pennarelli in modo che si capisca se qualcuno le ha toccate.Tutte le mattine controlla e dice a Sissi: " no, ieri sera no, ma prima o poi la becco! 
Che cazzo di donna è una così?  e io sono costretta a sorbirla per 8/9 ore al giorno... non ce la faccio più.

...e resisto, stringo i denti ma solo perchè c'è chi sta peggio di me...e un lavoro non ce l'ha.
Io l'ho!
Non è il mio, me l'hanno affibbiato, non mi piace, non mi si confa, non è il mio mondo, non è la mia merda che spalo dal rientro della maternità. E nella stessa situazione,  con me, G e D, le uniche note positive in quell'ufficio. Stesso iter, stessa inculata - si è un termine forte, ma il riciclarci in quell'ufficio piuttosto che mandarci in cassa integrazione è stata una INCULATA, con vaselina, per carità...ma sempre inculata rimane.

E adesso tu, che leggi abitualmente questo  blog, o sei passato qui per caso, e  sai che "soddisfazioni" mi da il mio lavoro...dimmi: POSSO METTERMI A DIETA?

Che c'è?
Boh

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Postato alle 00:23 di martedì, 15 settembre 2009

B (forse) ama A.
Ne è l'amante da ben 8 anni. E la sua presenza le è così famigliare che nemmeno si interroga più dei suoi sentimenti. Quando lui le chiede " andiamo a vivere insieme?" in pochi giorni ha rivoluzionato la sua vita. Nuova casa, nuovo lavoro...

A (forse) ama B.
Ne è l'amante da ben 8 anni. E la sua presenza gli è così famigliare che nemmeno si interroga più dei suoi sentimenti. Quando lei le risponde  "si, andiamo a vivere insieme" in pochi giorni pensa di rivoluzionare la sua vita. Nuova casa, nuove abitudini, nuova donna

L(forse) ama A.
Ne è la moglie da ben 20 anni. E la sua presenza le è così famigliare che nemmeno si interroga più dei suoi sentimenti. Quando lui le dice " vado a vivere insieme a B" in pochi giorni si vede rivoluzionare la sua vita. Stessa casa, stesso lavoro, ma senza di lui sembrerà tutto diverso...

C (forse) ama B.
Ne è l'amico fidato da ben 8 anni. E la sua presenza gli è così famigliare che nemmeno si interroga più dei suoi sentimenti. Quando lei gli dice " vado a vivere con A" in pochi giorni si vede rivoluzionare la sua vita. Nuove regole, nuovo dolore.

B. sogna: una casa, stabilità, un uomo accanto - ma è A che vuole accanto da adesso in poi?

A sogna: una nuova casa, stabilità, la donna che l'ama da 8 anni accanto - ma vuole proprio che L esca dalla sua vita?

L. sogna: l'incubo dell'abbandono, lo smacco dell'essere rifiutata, la solitudine delle giornate, l'imbarazzo delle spiegazioni - ma se lo ricatto ( e di motivi ne ho) A rimarrebbe con me?

C sogna: la fine di questa agonia, vorrebbe B  tutta per sé - magari nella nuova casa, insieme ad A lei potrebbe aprire gli occhi e capire che vuole C. accanto a sé...

B si trasferisce e aspetta A

A ci ripensa e torna da L

L si pente di averlo perdonato e lo rispedisce da B

B nel frattempo si dichiara a C

A ritorna da B che lo accetta di nuovo.

A ci ripensa di nuovo e torna da L

B ed A litigano furiosamente

B affronta L che a sua volta affronta A.

B richiama C

C si sente preso per il culo

...ragazzi fate quello che vi pare. Basta che la smettiate di sbattere il cancello!!Pupetta dorme!!!!

 

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Postato alle 13:39 di mercoledì, 10 giugno 2009

lavorare lavorare lavorare

pedalare!

op op op din din din

...per citare Bertolino e il suo tormentone sulla modo di vivere milanese...

Una decide di mangiarsi il panino davanti al pc, staccando la spina dal lavoro per 10 minuti passandoli a leggere il giornale, così, tanto per non perdere il contatto col mondo...e...gli viene la nausea e fanculo al panino, fanculo al giornale e persino fanculo alla pausa...

meglio tornare a chinare il capo sulle odiate carte piuttosto che leggere dell'ultima fregnaccia del premier...

La legge del bavaglio di GIUSEPPE D'AVANZO
da www.repubblica.it

L'agenda delle priorità di Silvio Berlusconi continua ad essere ad personam. Quindi, che la ricreazione continui, con buona pace di Emma Marcegaglia. Sostegno alle imprese e a chi perde il lavoro? Possono attendere. Per la bisogna sono sufficienti, al premier, un paio di bubbole nel tempio di cartapesta di Porta a porta (4 giugno): "Oggi non c'è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C'è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto".

Il Cavaliere diventa meno fantasioso quando si muove nel suo interesse. Teme le intercettazioni (non si sa mai, con quel che combina al telefono) e paventa le cronache come il diavolo l'acqua santa. Si muove con molta concretezza, in questi casi. Prima notizia post-elettorale, dunque: il governo impone la fiducia alla Camera e oggi sarà legge il disegno che diminuisce l'efficacia delle investigazioni, cancella il dovere della cronaca, distrugge il diritto del cittadino di essere informato. Con buona pace (anche qui) della sicurezza dei cittadini di un Paese che forma il 10 per cento del prodotto interno lordo nelle pieghe del crimine, le investigazioni ne usciranno assottigliate, impoverite.

L'ascolto telefonico, ambientale, telematico da mezzo di ricerca della prova si trasforma in strumento di completamento e rafforzamento di una prova già acquisita. Un optional, per capirci. Un rosario di adempimenti, motivazioni, decisioni collegiali e nuovi carichi di lavoro diventeranno sabbia in un motore già arrugginito avvicinando la machina iustitiae al limite di saturazione che decreta l'impossibilità di celebrare il processo, un processo (appare sempre di più questo il cinico obiettivo "riformatore" del governo). Ancora. Soffocare in sessanta giorni il limite temporale degli ascolti (un'ulteriore stretta: si era parlato di tre mesi) "vanifica gli sforzi investigativi delle forze dell'ordine e degli uffici di procura", come inutilmente ha avvertito il Consiglio superiore della magistratura.
Sistemata in questo modo l'attività d'indagine, il lavoro non poteva dirsi finito se anche l'informazione, il diritto/dovere di cronaca, non avesse pagato il suo prezzo. Con un tratto di penna la nuova legge estende il regime che oggi regola gli atti giudiziari coperti dal segreto anche agli atti non più coperti dal segreto "fino alla conclusioni delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare". Prima di questo limite "sarà vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione e degli atti delle conversazioni telefoniche anche se non più coperti dal segreto".

Si potrà dire che si indaga su una clinica privata abitata da medici ossessionati dal denaro che operano i pazienti anche se non è necessario. Non si potrà dire qual è quell'inferno dei vivi e quanti e quali pasticci hanno organizzato accordandosi al telefono. Lo si potrà fare soltanto a udienza preliminare conclusa (forse). Con i tempi attuali della giustizia italiana dopo quattro o sei anni. In alcuni patologici casi, dopo dieci.

Addio al giornalismo come servizio al lettore e all'opinione pubblica. Addio alle cronache che consentono di osservare da vicino come funzionano i poteri, lo Stato, i controlli, le autorità, la società. È vero, in alcuni casi l'ostinazione a raccontare le opacità del potere ha convinto il giornalismo ad andare oltre i confini del codice penale violando il segreto. È il suo mestiere, in fondo, perché la libertà di stampa è nata nell'interesse dei governati e non dei governanti e quindi non c'è nessuna ragione decorosa per non pubblicare documenti che raccontano alla pubblica opinione - ricordate un governatore della Banca d'Italia? - come un'autorità di vigilanza protegge (o non protegge) il risparmio e il mercato.

Naturalmente violare la legge, anche se in nome di un dovere professionale, significa accettarne le conseguenze. È proprio sulle conseguenze di violazioni (finora comunemente accettate) che la legge del governo lascia cadere un maglio sulla libertà di stampa. I cronisti che violeranno la consegna del silenzio saranno sospesi per tre mesi dall'Ordine dei giornalisti (sarà questa la vera punizione) e subiranno una condanna penale da sei mesi a tre anni di carcere (che potrà trasformarsi in sanzione pecuniaria, però). Ma non è questo che conta davvero, mi pare. Che volete che sia una multa, se si è fatto un lavoro decente?

La trovata del governo che cambia radicalmente le regole del gioco è un'altra. È la punizione economica inflitta all'editore che, per ogni "omesso controllo", potrà subire una sanzione pecuniaria (incarognita nell'ultimo testo) da 64.500 a 465mila euro. Come dire che a chi non tiene la bocca cucita su quel che sa - e che i lettori dovrebbero sapere - costerà milioni di euro all'anno la violazione della "consegna del silenzio", cifre ragguardevoli e, in molti casi, insostenibili per un settore che non è in buona salute.

L'innovazione legislativa - l'abbiamo già scritto - sposta in modo subdolo e decisivo la linea del conflitto. Era esterna e impegnava alla luce del sole la redazione, l'autorità giudiziaria, i lettori. Diventa interna e vede a confronto, in una stanza chiusa, le redazioni e le proprietà editoriali. La trovata trasferisce il conflitto nel giornale. L'editore ha ora un suo interesse autonomo a far sì che il giornale non pubblichi più quelle cronache. Si portano così le proprietà a intervenire direttamente nei contenuti del lavoro redazionale. Le si sollecita, volente o nolente, a occuparsi della materia informativa vera e propria, sindacando gli atti dei giornalisti. Il governo, nel progetto inviato al Parlamento, pretende addirittura che l'editore debba adottare "misure idonee a favorire lo svolgimento dell'attività giornalistica nel rispetto della legge e a scoprire ed a eliminare tempestivamente situazioni di rischio". È evidente che solo attraverso un controllo continuativo e molto interno dell'attività giornalistica è possibile "scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio". Di fatto, l'editore viene invitato a entrare nel lavoro giornalistico e a esprimere un sindacato a propria tutela.

Ecco dunque i frutti intossicati della legge che oggi sarà approvata, senza alcuna discussione, a Montecitorio: la magistratura avrà meno strumenti per proteggere il Paese dal crimine e gli individui dall'insicurezza quotidiana; si castigano i giornalisti che non tengono il becco chiuso anche se sanno come vanno le cose; si punisce l'editore spingendolo a mettere le mani nella fattura del giornale. E quel che conta di più, voi - cari lettori - non conoscerete più (se non a babbo morto) le storie che spiegano il Paese, i comportamenti degli uomini che lo governano, i dispositivi che decidono delle vostre stesse vite. Sono le nuove regole di una "ricreazione" che non finisce mai.

(10 giugno 2009)

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Postato alle 18:06 di venerdì, 05 giugno 2009
10 anni
5 cambi di job
massima disponibilità .
sempre

2 settimane di ferie: NEGATE

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Postato alle 19:28 di mercoledì, 20 maggio 2009
Dal sito di Sky TG24

mah!

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